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Sofferenza

Aggiornamento: 7 apr



sciogliere i traumi attraverso le meditazioni attive di Deepti

Ci sono voluti molti anni di meditazione e di lavoro su me stessa per iniziare ad avvicinarmi al perché la sofferenza fosse ancora lì e in seguito acquisire una visione molto più ampia, che mi ha portato ad accogliere le mie emozioni, le mie sofferenze e permettere il dolore.

 

Alla domanda: "perché mi trovo sempre nelle stesse situazioni e malgrado tutto mi comporto allo stesso modo?" scoprii che la corteccia prefrontale è in grado di inibire l’espressione di alcuni comportamenti che rispondono alla paura, ma che i ricordi inconsci rimangono, continuando ad influenzare decisioni e scelte della vita di ogni essere umano.

 

Secondo Damasio, spesso, l'attività di compiere una scelta non si svolge attraverso una minuziosa analisi dei pro e dei contro oggettivi, ma tale attività viene influenzata dai marcatori somatici.

 

(…) Il marcatore somatico forza l’attenzione sull’esito negativo al quale può condurre una data azione, e agisce come segnale automatico di allarme che dice: attenzione al pericolo che ti attende se scegli l’opzione che conduce a tale esito (…) in tal modo vi permette di scegliere entro un numero minore di alternative.

 

Quindi le scelte che vengono fatte nel presente, anche quando appaiono razionali, continuano a seguire le stesse vecchie paure, consce o inconsce.

 

Trovai che le tecniche proposte dalla psicoterapia occidentale erano indirizzate a potenziare la parte razionale, rinforzando le connessioni della strada alta - quelle che dalla corteccia vanno all’amigdala - con l’idea di portare una forma di controllo delle e sulle emozioni; agendo attraverso l'autoanalisi invece, si promuove l'apprendimento di nuovi comportamenti con l'obiettivo di impedire all'informazione emotiva di sconfinare e di influenzare il pensiero cosciente. 

 

Ma se questo controllo o apprendimento di nuovi comportamenti funziona, come mai, per quanto bene stia andando la nostra giornata è sufficiente un piccolo commento, una critica, una promessa non mantenuta, un’aspettativa disattesa per scatenare reazioni ed emozioni sgradite che ci riportano, anche se non ne siamo consapevoli, a reiterare vecchie reazioni e comportamenti?

 

Perché il vissuto è custodito nel corpomente, i ricordi inconsci di paura registrati dall’amigdala rimangono, e partecipano a questo continuo feed-back conscio e inconscio con il passato.

Le scelte e i comportamenti che ne derivano hanno il marchio del passato, quello che è accaduto una volta è ancora brace pronta a diventare fuoco in ogni momento. Ciò che è stato porta a scegliere comportamenti che ripropongono scelte obsolete e non inerenti al vero contesto, alla situazione e, tantomeno, a ciò che siamo oggi.

 

Socrate diceva: “Conosci te stesso”; un cambiamento, una crescita passa immancabilmente attraverso questa conoscenza, ma spesso questo processo è temuto perché vissuto come sofferenza. 

In realtà il processo in sé non è sofferenza; sofferenza è il conflitto tra una parte che vuole conoscersi e l’altra che oppone resistenza perché teme ciò che potrà incontrare.

E così preferiamo rimanere avvinghiati al nostro sgradito  tran tran, ai nostri comportamenti automatici, alla nostra sofferenza.

 

Studi recenti sostengono che le aree superiori del cervello possono modificare la funzione delle aree inferiori e questo può accadere dando forma a quei fantasmi che tormentano la nostra vita; il corpo può portarci in contatto con ciò che è invisibile ai nostri occhi, ma che ci fa soffrire.

 

 

 

Essere i padroni di casa, master delle proprie emozioni, piuttosto che avere un controllo delle proprie emozioni ha qualitativamente un significato diverso e porta ad un comportamento diverso. Controllo, spesso significa repressione, evitamento o sostituzione forzata di un comportamento ritenuto sbagliato con un altro ritenuto giusto.

Ma quello che si rende evidente nell’esperienza esistenziale è che il controllo non ha vita lunga, e che, ciclicamente l’essere umano, malgrado tutto, quando si ripresenta una situazione che muove ricordi emotivi forti, si ritrova a seguire degli impulsi che lo riportano a reiterare scelte e comportamenti guidati da vecchie ferite emotive, che malgrado il controllo, non portano a nessun cambiamento profondo.

 

Ma la meditazione sì.

 

Attraverso lo stato meditativo la funzione delle aree inferiori del cervello avranno meno risonanza e sarà possibile usare le nostre intenzioni in modo più intenso e preciso riuscendo ad andare oltre le nostre esperienze negative.

 

È possibile sciogliere i traumi che continuano a tormentarci quindi dipende da noi lo stabilire quanto permettiamo alle esperienze negative di affliggerci. In altre parole, a meno di non essere clinicamente depressi, l'infelicità  potrebbe divenire una scelta.

 

E allora perché non seguire questa strada?

 

Perché ci vuole coraggio, la strada è lunga e la mente, mente.

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